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martedì 29 luglio 2008
Pechino, media stranieri in rivolta
Internet sotto censura, a Pechino, a pochi giorni dall'inizio dei Giochi. Anche e soprattutto nella sala stampa. Le autorità cinesi avevano promesso da tempo che avrebbero allentato i controlli sulla libera circolazione del materiale web, ma ora, a dieci giorni dall'inizio dei giochi, i primi giornalisti arrivati a Pechino hanno già espresso lamentele sull'applicazione della censura, e in generale, sulla bassa velocità dei computer del principale centro stampa della capitale cinese. La lamentela è arrivata al Comitato olimpico internazionale (Ioc), che sta compiendo gli accertamenti del caso, come ha fatto sapere il capo dei servizi alla stampa, Kevan Gosper. Come detto, la Cina aveva garantito che i media avrebbero goduto dello stesso "grado di libertà" di cui hanno potuto beneficiare nelle precedenti edizioni dei Giochi, e già a gennaio aveva allentato le restrizioni di libertà applicate alla stampa estera, con una legge temporanea, la cui scadenza è fissata a ottobre. Nonostante questo, la stampa estera presente in Cina ha continuato a ricevere "molestie" da parte di uomini in divisa, e già all'inizio del mese Human Rights Watch ha realizzato un'inchiesta, che dimostrava il mancato mantenimento delle promesse del governo di Pechino in materia di libero pensiero. Di un analogo rapporto, realizzato da Amnesty International ieri, e trasmesso online, nulla è filtrato al centro stampa olimpico. Oscurate anche le pagine web di altri movimenti o siti critici nei confronti della politica cinese, come le stazioni radio tedesca Deutsche Welle o l'americana Irradio Free Asia.
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