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mercoledì 6 agosto 2008
Lista di morte per i giornalisti curdi
I giornalisti non devono vivere con la paura di venire assassinati per il lavoro che fanno, e le autorità hanno il dovere di fare di tutto per garantirne la sicurezza. E' il contenuto di una petizione indirizzata al governo della regione del Kurdistan da una organizzazione statunitense che si batte per la protezione dell'ambiente e dei diritti umani, dopo che di recente alcuni giornalisti locali sono stati uccisi, e altri hanno ricevuto minacce di morte. Care2, questo il nome del gruppo, esprimendo una "profonda preoccupazione" per le informazioni relative a una lista che conterrebbe i nomi di giornalisti da eliminare perché critici dell'operato del Governo regionale del Kurdistan (KRG), chiede alle autorità kurde di agire "e identificare i responsabili della creazione della lista e assicurarli alla giustizia". "Vi esortiamo a fare tutti i passi possibili per garantire la sicurezza di Souran 'Omar, Nehad Jami, Kusrat 'Abd al-Rahman, e degli altri giornalisti e scrittori nominati nella lista" – dice la petizione, indirizzata in particolare al ministro per i Diritti Umani, Yusif M. Aziz – e "a sostenere il diritto alla libertà di espressione, compreso il diritto di muovere critiche al KRG". L'organizzazione sottolinea inoltre i rischi particolari a cui sono esposti i giornalisti che lavorano nella regione del Kurdistan e che criticano il governo: arresti arbitrari, detenzione senza processo, e, a volte, tortura. Alcuni di loro sono stati rapiti per strada, e picchiati da uomini armati che indossavano abiti civili, e quindi rilasciati poche ore o alcuni giorni dopo, denuncia Care2, sottolineando che questi maltrattamenti contro i civili devono cessare. "I giornalisti" – afferma l'organizzazione – "sono un gruppo prezioso per l'opinione pubblica, che merita giustizia e sicurezza". Nella petizione, si esortano inoltre le autorità della regione kurda a rivelare i particolari delle indagini in corso sugli omicidi del giornalista Souran Mama Hama, ucciso in luglio a Kirkuk, e di 'Abd al-Sattar Taher Sharif, un accademico di 74 anni, assassinato nella stessa città agli inizi di marzo, apparentemente per avere criticato i leader kurdi. Medesima preoccupazioni per l'esistenza di una lista contenente i nomi di giornalisti e scrittori kurdi da eliminare per le loro posizioni critiche nei confronti del governo del Kurdistan erano state espresse a fine luglio da Amnesty International. Secondo le informazioni fornite dall'organizzazione internazionale per la difesa dei diritti umani, Souran 'Omar, un giornalista di Sulaimaniya, il 24 luglio aveva ricevuto telefonate anonime che lo minacciavano di morte se non avesse smesso di scrivere. 'Omar aveva pubblicato su Rega, la rivista da lui diretta, e su Leveen, una rivista kurda indipendente, alcuni articoli che criticavano la corruzione e il nepotismo dei due maggiori partiti kurdi – il Partito Democratico del Kurdistan (KDP) di Mas'ud Barzani, e l'Unione Patriottica del Kurdistan (PUK) di Jalal Talabani, che governano assieme la regione autonoma del Kurdistan. Anche Nehad Jami, un giornalista di Kirkuk, e Kusrat 'Abd al-Rahman erano stati minacciati negli stessi giorni. Attorno alla metà di luglio, in Kurdistan era comparsa una lista con minacce di morte contenente i nomi di 16 fra giornalisti e scrittori – inclusi quelli di Souran 'Omar, Souran Mama Hama, e 'Abd al-Sattar Taher Sharif. Tutti coloro i cui nomi si trovano nella lista sono noti per avere criticato il PUK e il KDP. Nell'elenco ci sono sia giornalisti e scrittori che risiedono nella regione kurda, sia altri che vivono all'estero. E che ora temono di essere presi di mira a loro volta.
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