L’intesa non specificava la profondità di queste buffer zone, ma dalle notizie apparse negli ultimi giorni sulla stampa russa, pare si tratterà di sostanziali porzioni del territorio georgiano occupato dalle armate di Mosca.
Le stesse regole varranno per l’altra zona cuscinetto russa, quella a ridosso dell’Abkhazia. Ma questa sarà molto più profonda: addirittura 40 chilometri, fino a comprendere la base aerea militare georgiana di Senaki e forse anche il porto di Poti.
Queste, almeno, sono le intenzioni dei generali russi, giustificate – a loro dire – dalle clausole della missione russa di peacekeeping attivata dopo i conflitti dei primi anni ’90.
Il numero ufficiale delle vittime georgiane fornito martedì dal governo di Tbilisi – 215 morti, di cui 146 militari e 69 civili – non si discosta molto dalle notizie che circolavano in precedenza.
Invece, le cifre ufficiali delle vittime civili ossete fornite ieri dalla Procura generale russa sono di gran lunga inferiori a quelle date durante il conflitto: non duemila morti come era stato detto, ma 133. I caduti militari russi sono invece 64.
In tutto, quindi, le vittime del breve conflitto russo-georgiano sono 412.

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